Progetto di Mobilità OVEST MILANO

Progetto di mobilità sostenibile alternativo al Collegamento tra la S.S. n. 11 “Padana Superiore” a Magenta e la tangenziale ovest di Milano, con variante di Abbiategrasso e adeguamento in sede del tratto della S.S. n. 494 da Abbiategrasso fino al nuovo ponte sul Ticino.

Progetto Definitivo 1° Stralcio Funzionale (CUP F32C05000320001)

Introduzione

Il suolo è una risorsa fondamentale per l’uomo, ed è una risorsa finita, una risorsa che non si rinnova in tempi brevi. Vari studi, di enti nazionali e mondiali, ci spiegano che la parte più superficiale del terreno per rigenerarsi ha bisogno di millenni: una sola bennata di ruspa può dunque distruggere mille anni di generazione naturale di suolo fertile. A causa di attività antropiche e di scelte poco sostenibili il consumo di suolo continua ad avanzare, rubando alle future generazioni preziose risorse per il sostentamento.

L’Italia è, in Europa, tra i maggiori consumatori di suolo. Sebbene le caratteristiche morfologiche del paese debbano far pensare ad un uso oculato del suolo, l’Italia non ha una strategia di protezione del suo territorio: le iniziative di regolamentazione sono mitigate (ed a volte addirittura negate) da leggi che attraverso esclusioni e clausole transitorie vanificano di fatto le limitazioni al consumo di suolo. Se a ciò aggiungiamo gli interessi economici di lobbies e cementificatori, diventa importante impedire ad ogni livello la realizzazione di opere infrastrutturali inutili e devastanti.

Nell’edizione del 2015 del rapporto sul consumo di suolo realizzato da ISPRA vengono riportati i dati storici dagli anni ‘50 ad oggi. Si passa da una media nazionale intorno al 2% degli anni ‘50 ad un 6% del 2013, con punte al Nord del 8%. In questo quadro la Lombardia è la regione con il più alto consumo di suolo registrato nel 2013: esso varia da un minimo del 9,6% ad un massimo del 12,2%.

La Lombardia, sotto la direzione di Formigoni prima e di Maroni poi, ha realizzato negli ultimi anni opere infrastrutturali e viabilistiche di scarsa utilità. Opere come la Bre.Be.Mi. e la TEEM, realizzate per risolvere e migliorare il traffico, hanno avuto il solo risultato di gravare sulle finanze dei cittadini. La devastazione ecologica che queste infrastrutture hanno prodotto ha compromesso un’ampia zona del territorio agricolo e del paesaggio lombardo. Ma i signori del cemento lombardo non si accontentano di queste due strade: per questo la nostra Regione è base di numerosissimi comitati e associazioni che si battono contro la realizzazione di opere, più o meno grandi ma ugualmente devastanti sotto il punto di vista idrico, faunistico ed agricolo-territoriale.

Punteggiato di cascine secolari nelle quali vivono da generazioni famiglie di agricoltori impegnate nel miglioramento e nella modernizzazione delle strutture aziendali al fine di proteggere i campi e presevarne la funzione agricola, il nostro territorio è ora seriamente minacciato da un nuovo collegamento stradale: quello tra Vigevano, Abbiategrasso e Magenta. Questo unico e vitale mosaico paesaggistico, che presenta una particolare fertilità dei suoli ed una straordinaria ricchezza del reticolo irriguo si trova nel Parco agricolo Sud Milano e nel Parco della Valle del Ticino, ad ovest di Milano. Il progetto che lo minaccia si inquadra nel piano viabilistico lombardo come primo tassello della TOEM (Tangenziale Ovest Esterna Milanese) che, partendo da Melegnano (A1 e TEEM), si collegherà a questa superstrada, chiudendo l’anello di tangenziali esterne Milanesi.

Il progetto è inserito e finanziato nel contratto di programma ANAS del 2015, con delibera CIPE n°63 dell’agosto 2015. Pensato per il collegamento di Malpensa 2000, oggi, a causa del ridimensionamento dell’aeroporto Lombardo, lo si vorrebbe utilizzare per la risoluzione dei problemi viabilistici locali e di collegamento a Milano.

Chiediamo di cancellare il progetto ANAS della nuova superstrada tra Vigevano e Malpensa e di realizzare quelle opere veramente utili alla viabilità locale, senza negare il rispetto dovuto alla storia, alle tradizioni e alle risorse naturali di questo prezioso territorio. Le posizioni dei gruppi locali del Movimento 5 Stelle sono vicine a quanto recentemente proposto dal Parco del Ticino: un progetto alternativo a quello in cantiere da parte di ANAS, che consente un minor consumo di suolo, un minor impatto ambientale ed una maggior tutela delle imprese agricole che lavorano sul territorio. Punto cardine per il successo delle nostre istanze è la condivisione, che è stato chiarito durante l’incontro tra il Deputato Massimo De Rosa e i rappresentanti del Ministero alle infrastrutture. Un incontro durante il quale è emerso in maniera sconcertante (a nostro modo di vedere) come le istanze del territorio non fossero mai giunte ai rappresentati del governo. Per quanto riguarda il nuovo progetto, durante i numerosi incontri sul territorio, sono emersi alcuni punti critici come, ad esempio, l’attraversamento di Robecco sul Naviglio o la situazione insostenibile di Ponte Nuovo a Magenta: criticità di cui proponiamo soluzioni a basso impatto ambientale. Per le altre strade riteniamo che la riqualifica, con messa in sicurezza e allargamento delle sedi stradali già esistenti, sia la soluzione ideale. Vogliamo togliere i semafori, che evidentemente rallentano il traffico, e sostituirli con rotonde atte a favorire uno scorrimento più rapido.

Vogliamo incentivare il trasporto pubblico. Chiediamo il potenziamento del trasporto locale su gomma, l’ammodernamento e il proseguimento del raddoppio ferroviario da Albairate a Mortara, essenziale per poter sgravare le vie di comunicazione da e verso Milano di molti pendolari. I rappresentanti dei gruppi locali chiedono anche di migliorare la viabilità delle piste ciclabili del territorio, il cui sviluppo libererebbe, almeno in parte, le strade dal traffico occasionale e di breve distanza, che giornalmente intasa le arterie di comunicazione.

La realizzazione di una progettualità alternativa si accompagna ad un notevole risparmio economico, nell’immediato perchè la realizzazione di opere di minor impatto hanno un costo minore, nel lungo periodo perchè la manutenzione richiederà meno impegno finanziario.

La soluzione da noi proposta corrisponde alle reali esigenze di mobilità del territorio, perché condivisa con quanti vivono in esso.

Grazie alle nostre proposte verrebbe meno il consumo di suolo, obiettivo principale con il risultato di preservare il territorio e le sue funzioni agricole, faunistiche e paesaggistiche.